martedì 30 aprile 2013

Podista

<< È difficile starmi dietro. Lo so, ma sto correndo per vincere, per essere felice.

È bello correre! Mi sento forte, capace. Perché non c’è ostacolo che riesca a fermarmi, né fuori, né dentro. Salto le buche e scanso gli inciampi, insisto nel vento contrario e sopporto il gelo, ignoro la fame e resisto alla sete. Sono un professionista della corsa, un podista della vita, io.

È importante correre! Recupero il tempo, quello che mi è stato rubato allo start e che ora è solo mio. Faccio più cose, quelle che mi fanno stare bene e che decido solo io. Mi prendo soddisfazioni, quelle che nascondono le amarezze, che non posso sopportare.


È necessario correre! Se rallento, l’inconsistenza mi raggiunge. Se mi fermo, il non-senso mi acchiappa. Se mi do spazio, l’angoscia mi vince. Meglio fare che sentire e allora corro, corro finché ho fiato, corro finché le gambe mi tengono in questa pista. E non importa se alla fine il traguardo coincide con il punto di partenza. Non importa se la pista è chiusa e non porta da nessuna parte. L’importante, ora, non è arrivare. È continuare a correre >>.



domenica 31 marzo 2013

Equilibrista



<< Io, equilibrista.

Ho il potere di acchiappare la tua vista e tutta la tua attenzione, portandole su di me. La mia attesa è l’attesa di tutti. Il mio scivolare è lo scivolare di tutti. E mentre resto sospeso, io, resta sospeso il fiato di tutti, e il tuo.

Tutti presi da me, come me che son preso solo da me. Preso dal controllare il mio corpo, ordinato al mio volere, di precisione e seduzione. Preso dal guidare la mia mente, imperturbabile da fuori, a tenere il filo di ciò che è in mezzo.

Quanto ti è difficile distogliere lo sguardo da me. E se pure chiudi gli occhi, è da me che resti assorbito, da ogni singolo mio passo. Tremante e preciso. Studiato e precario. Abile e assurdo.

Per te sono eroe, genio e folle insieme. Tu chiedi “perché?”, mentre guardi intorno al filo, e dove porta questo filo. Ma la mia tecnica è il passo, non guardo più in là del prossimo passo.

E non mi chiedere “chi sono”, che non ti sono sconosciuto. Equilibrista io, che cammino sospeso, ed equilibrista tu, con il tuo spirito in sospeso >>.

domenica 17 febbraio 2013

Inciampo

Fossi d’aria
Trasparente
Scivolerei intorno alle cose,
Quando violenta, quando lieve.
E svanirei.

Fossi d’aria
Impenetrabile
Avvolgerei i corpi belli che dico io,
Per farli miei, per esser io.
E vincerei.

Fossi d’aria
Leggera
Indosserei il profumo delle calle bianche,
Senza peso, perfetta.
E danzerei.




















E invece no.
Su questa terra,
Se solo cammino,
Inciampo.

Raffaele Bifulco
17/02/2013


Quanto timore di fronte alla propria strada... quanto indugio per il cammino che c'è ancora da percorrere... e quanta reticenza alla scelta, davanti ai propri bivi!

Il divenire delle cose, delle persone, di sé può essere vissuto con ansia, parente della paura. Ma anche con fiducia, figlia della premura e del coraggio.

A volte non è neanche tanto l'incertezza del percorso a bloccare, quanto l'urgenza interiore di evitare di cadere. 

Un'altra volta, cadere. Come se l'inciampo fosse prova della propria inettitudine. O - peggio - per non aver certezza che poi non c'è nessuno a correrci incontro ed asciugarci le lacrime... a cullarci e consolarci... a prendersi in giro e trasformare il pianto in riso... a rassicurarci ed aiutarci a tornare in piedi...

Si imparano molte cose dagli inciampi.

Si apprende ad evitarli, oppure no, ricascandoci. A prevederli ed eliminarli. Si può anche trovare qualche vantaggio, ritrovandosi a cercarli. Si può apprendere a parlarci, conoscerli. Li si può odiare, arrivando ad odiare qualcosa di sé o degli altri. Oppure si impara che è meglio evitare certi passaggi o, talvolta, fermarsi e basta.

E tu, dai tuoi inciampi, cosa hai imparato?


domenica 6 gennaio 2013

Divenire

Ogni conquista
per qualche parte
sa di perdita.

E mi sembra

che non sono pronto
mai.

Raffaele Bifulco
27/12/2012


Mi risuonano le storie degli altri, le esperienze rivissute nel mio gruppo di psicoterapia, la fragilità e la forza dell'essere umano. Universali.

E mi ricordano che l'obiettivo non può essere "arrivare", ma "divenire".

Con tutta la fatica e le stanchezze che produce. Con tutta l'incertezza e le paure che comporta. Con tutta la relatività e le imprecisioni che manifesta. Con tutta la ricerca e le diverse forme di coraggio che pretende.

Siamo in divenire. Ed occorrono occhi per vedere.

Non indietro e non solo il qui ed ora, ma anche oltre.

Oltre l'orizzonte.





mercoledì 26 settembre 2012

Essenza (2)

Ho letto i commenti al post di agosto e ascoltato con attenzione chi mi ha detto di persona come ha risuonato la suggestione sulla propria essenza. Colgo la distanza e l'indifferenza, il senso di disorientamento, l'atteggiamento di prudenza, la posizione d'attesa, il desiderio della ricerca...

E mi torna in mente la storia dei sei ciechi e l'elefante...

C'era una volta un villaggio i cui abitanti erano tutti ciechi. Un giorno un principe straniero, che viaggiava sopra un elefante, si fermò davanti alle mura di questo villaggio, per una sosta durante il suo tragitto. Tra gli abitanti si diffuse la voce della presenza del principe e di un animale straordinario, che essi non conoscevano. Così i cittadini decisero di inviare sei persone ad accogliere il principe e a toccare l'elefante, così che poi avrebbero potuto descriverlo a tutti gli altri. Al loro ritorno, i sei ciechi furono accolti con impazienza e curiosità. 

Il primo disse che un elefante è come un enorme ventaglio rugoso. Aveva toccato le orecchie.
- Assolutamente no, - intervenne il secondo - perché è come un paio di lunghe ossa. Egli aveva toccato le zanne.
- Ma proprio per niente! - esclamò il terzo - Un elefante assomiglia ad una grossa corda. Aveva toccato la proboscide.
- Ma cosa state dicendo? Piuttosto è compatto come un tronco d'albero! - replicò il quarto cieco, che aveva toccato le zampe dell'elefante.
- Non capisco di cosa state parlando... - gridò il quinto cieco - ... l'animale assomiglia ad un muro che respira. Questi gli aveva gli toccato i fianchi.
Il sesto sentenziò fermamente - Non è vero nulla di tutto questo: un elefante è come una lunga e robusta fune. Aveva toccato la coda.
Così i sei ciechi iniziarono a litigare, presi tutti dall'affermare ciò che avevano toccato.

Attirato dalle urla, il principe rimase in ascolto e, comprendendo che quella situazione era destinata a ripetersi all'infinito, prese la parola e sussurrò ...

"Tutti dicono una verità. Ognuno sa cosa ha sentito ed è sicuro di ciò che ha toccato con mano. Ma l'esperienza fatta è solo una parte della verità e solo "ascoltandosi" ognuno può andare oltre, comprendere la verità che cerca."

... e - aggiungerei - "vedere".


venerdì 31 agosto 2012

Essenza (1)


Non tutto
non sempre
ho saputo
di te.

Mi sei arrivata
in ogni regione
del corpo
oltre ogni destino voluto.

Mi hai invaso,
logorato difese
e il senso
di tutti i sensi.

Come sei
e perché mi liberi?
Cosa mi chiedi
e chi diventerò?

L’essenza di un uomo,
comunque,
ha ragione.


Raffaele Bifulco
04/07/2012

lunedì 30 luglio 2012

Il senso del sesso ( 2 )




Intervista radiofonica, in diretta martedì 31 luglio alle ore 20:00, su Radio Mambo - FM 106.9 e streaming www.mambo.it - nel corso del programma ApeMambo


Il sesso - inteso come atto sessuale - può essere un'attività e, al contempo, un’esperienza... e, come tutte le esperienze, una occasione per scoprire ed approfondire nuove conoscenze su di sé: il corpo, la sensualità, l'eccitazione, la seduzione, la fantasia, l'eroticità, il piacere ... queste sono realtà in continua evoluzione! 


Come tutte le esperienze, anche il sesso, può essere un rivelatore di significati. Questo, però, dipende dalle persone!


Nel sesso c'è un senso "valido universalmente" per ogni persona o, invece, un senso è "attribuito soggettivamente" al sesso da ogni persona?

Ognuno ha una "mappa mentale unica", dovuta al proprio percorso di vita in cui incidono una serie infinita di fattori (biologici, ambientali, sociali, culturali, religiosi, affettivi, relazionali, cognitivi, familiari, educativi, professionali, ideologici e ... chi più ne ha, più ne metta!). In questa prospettiva, il senso del sesso è del tutto relativo.

E' indubbio, comunque, che l'esperienza sessuale coinvolga diverse dimensioni della persona: il corpo e i sensi, il cognitivo e l'immaginario ... la comunicazione. A meno che non si parli di masturbazione, nell'atto sessuale il piacere, oltre ad essere fisico e psicologico, è anche relazionale.

L'altra persona è il nuovo, il diverso, l'imprevedibile, il mistero ... l'opportunità di incuriosirsi, di aprirsi e di spostarsi da sé ... per lanciarsi anche oltre gli aspetti più elementari della sessualità, verso le potenzialità possibili dell'eros!

Quanto più ci si appiattisce entro significati limitati e (auto)limitanti , tanto più stereotipato, insoddisfacente, strumentalizzante ed alienante può diventare il sesso. Una vera "mortificazione" per le diverse sfaccettature dell'identità sessuale! 

L'esperienza sessuale tra adulti può avere proprio questo potenziale: il piacere condiviso nella/e dimensione/i in cui si desidera avere un "contatto intimo". 


In questo "senso" il sesso è incontro, scambio, complicità, arricchimento ... in ogni sua forma.


venerdì 15 giugno 2012

Il senso del sesso ( 1 )


Mi attengo strettamente alle informazioni che si acquisiscono da dizionario ...


Senso [sèn-so] s.m.
- Facoltà di avvertire le sensazioni prodotte da stimoli esterni o interni; ciascuna delle funzioni, a cui sono preposti organi specifici, mediante cui un essere vivente recepisce tali stimoli: i cinque sensi; (spec. pl.) impulsi legati all'istinto, alla sensualità: il piacere dei sensi
- Sentimento, coscienza, consapevolezza: es. senso di responsabilità, senso estetico, senso critico, senso comune, senso della misura, senso di colpa
- Significato di un'espressione linguistica, di un contenuto, di un vocabolo; svolgimento logico e coerente di un testo o di un comportamento; interpretazione di uno o più significati
- Direzione, verso; modo, maniera 


Sesso [sès-so] s.m.
- Insieme dei caratteri anatomici e fisiologici che contraddistinguono, all'interno di una specie, il maschio e la femmina
- Gli organi genitali
- (estens.) Tutto ciò che attiene all'attività sessuale



Questa volta voglio essere io a recepire, poi a dire la mia. Perciò lancio questa domanda:

Per te, qual è il senso del sesso?

giovedì 31 maggio 2012

Senso

Ma dove sei stato finora?
Avremmo fregato la corsa del tempo meschino,
che non ha mai risposto alle domande più coraggiose,
non ha mai lenito
le piaghe più dolorose.

Ora sei qui
e io non so più dove siamo
noi
che insieme siamo tutto
e diversi da tutto,
che insieme sappiamo essere lenti
e restare fermi,
anche più dello stesso tempo.

Raffaele Bifulco
20/03/2012



Mi dici che nulla ha un senso, per te. E che mentre cerchi il senso di quello che ti accade, non sai se devi scoprirlo o, invece, interpretarlo.

Dove risiede il senso di un’esperienza?

Mi chiedi che senso ha la tua vita. Ti chiedi perché sei come sei … e cerchi aiuto per capire il senso del tuo essere.

Che differenza c’è tra l’esistenza e l’essenza?

L’incontro delle persone, la conoscenza delle loro storie, la condivisione delle esperienze vissute significa, per me, entrare in contatto con le infinite forme della vita umana. E la vita umana non mi sembra prescindere mai dalle condizioni biologiche, ambientali e psichiche. Anzi, è in esse che si realizza. Mi sembra che il senso non può non essere che concreto. Riguarda l’unicità della persona, la singolarità del suo percorso, la specificità della situazione presente… e l’esclusività del potenziale che ogni individuo conserva in se stesso.

Il senso va scoperto, interpretato … o dato?

Dove sei stato finora, senso?
Mi servivi, quante cose avremmo fatto insieme! Senza di te sono stato inquieto, vagabondo, irrisolto.
Ma ora ci sei e con te ogni cosa è differente e coerente. Il mio passato trova una collocazione e il mio futuro è possibile.
La mia storia, come le storie dentro la mia storia, va oltre lo stesso tempo.

Non è il tempo di per sé a "guarire le ferite" o "dare le risposte". E' come il tempo viene utilizzato dalla persona! E capisco che le cose non sono quelle che sono ma quelle che diventano. E che io sono ciò che divento.


lunedì 30 aprile 2012

Poesia


Ogni vita merita un romanzo (Erving Polster, 1988) … esattamente come in ogni esperienza umana c’è dentro una poesia.

Ne faccio esperienza ogni volta che ascolto una persona raccontare se stessa. C’è poesia dentro le percezioni e gli incontri, nelle intuizioni e nell’immaginazione… dentro le pieghe di tutto ciò che viene declinato con le coniugazioni suggestive del proprio sentire, del proprio significare.

Indipendentemente dalle categorie di bello e di brutto, di piacevole e di doloroso, poesia è un modo particolare di guardare, di posare lo sguardo sulle cose, sulle persone, sugli accadimenti. Poesia è un modo particolare di esserci, nel mondo, con se stessi. Un modo particolare di sopravvivere ad una vita che sanguina di sofferenza o che brilla di fiducia… di ripensare al proprio percorso, di riscrivere l’esistenza stessa…


Poesia è un modo particolare di accorgersi di altre esistenze, di altri percorsi… di superare ferite e continuare a crescere, riscoprire la gioia ed innamorarsi ancora... Indipendentemente dai “chi” e dai “cosa”… anche prendendosi qualche licenza (poetica!) dai perché e dalle direzioni…

Una delle persona a me più care in questi giorni mi sta svelando un sacco di cose…sta male, gioisce, muore, rinasce, indugia, rivive il passato e si guarda allo specchio… e intanto cresce, scoprendo altri modi di innamorarsi…  di sé, della vita, degli altri…  quanta bellezza c’è in tutto questo, quanta poesia!


“La poesia non è fuori, è dentro! Cos’è la poesia? Non chiedermelo più, guardati allo specchio, la poesia sei tu! ... E scegliete, ‘che la bellezza è cominciata quando qualcuno ha cominciato a scegliere…Innamoratevi! Se non vi innamorate è tutto morto, morto tutto! Vi dovete innamorare e diventa tutto vivo, si muove tutto. Dilapidate la gioia, sperperate l’allegria, siate tristi e taciturni con l’esuberanza, fate soffiare in faccia alla gente la felicità! Questo è quello che dovete fare: per trasmettere la felicità bisogna essere felici… e per trasmettere il dolore bisogna essere felici… Siate felici! Dovete patire, stare male, soffrire… non abbiate paura di soffrire, tutto il mondo soffre…e se non vi riesce se non avete i mezzi, non vi preoccupate perché tanto per fare poesia una sola cosa è necessaria: tutto! E non cercate la novità, la novità è la cosa più vecchia che ci sia… buttatevi in terra, mettetevi così, eccolo qua, oooh! È da distesi che si vede il cielo, guarda che bellezza… perché non mi ci sono messo prima!? Avete capito, la poesia non è fuori, è dentro! Innamoratevi …questa è la bellezza!”

da "La tigre e la neve" 
di Roberto Benigni, 2005

E tu, dove scopri poesia nella tua vita?



giovedì 29 marzo 2012

Gioia

“ Che stupidi che siamo…
quanti inviti respinti,
quante parole non dette,
quanti sguardi non ricambianti!
Tante volte la vita ci passa accanto e noi non ce ne accorgiamo nemmeno …”



da “Le fate ignoranti”
di Ferzan Özpetek, 2001


La voce di Michele mi raggiunge spesso in questi giorni, mentre mi muovo dentro gli accordi che la accompagnano.

E rispondo: << Che abili che siamo a vivere il “nostro” dolore, da soli. Anche quando il dolore è finito, quando le condizioni che lo producevano sono finite. Che abili che siamo a proseguire monologhi che non si coagulano mai, a potare avanti un teatro la cui regia di luci e atmosfere, attori e ripetizione compulsiva dell’epilogo non è che nostra >>.

La voce di Michele mi raggiunge mentre l’aria cambia e le giornate diventano tiepide, più luminose… in quei pochissimi giorni in cui i mandorli sono diversi da tutti gli altri alberi. Per così pochi giorni! Che stupidi che siamo… per quante parole taciute, agli altri, a noi stessi. Che stupidi che siamo tutte le volte che vediamo solo noi stessi, ripiegati su noi stessi, mentre la vita ci sta guardando, ci sta invitando, ci sta passando accanto. E noi non ce ne accorgiamo nemmeno.

Cos’è la gioia?


Oggi non voglio né dare, né cercare risposte, ma lasciarmi raggiungere.

“Un progetto che sopprima almeno un dolore inutile e ridondante […] La gioia non è assenza del dolore […]non è nemmeno clamore. È sentire che esiste un proprio senso nel mondo e che senso si lega anche alla sofferenza propria e degli altri. Un modo di sentire le vita che è pur sempre vita […] La gioia è fatta di piccole cose, di sensazioni personali che si legano anche al passato, alla propria storia […] La gioia è una costruzione che si compie momento per momento nel coraggio della coerenza […] Quando vedo un bambino piangere e so che potrebbe ridere oppure guardare il mondo con meno paura, penso alla grandezza dei gesti minimi. Basterebbe considerarli attraverso la sensibilità di chi li riceve e non di chi li compie, insomma immaginarsi sempre in una relazione, in un dialogo […] La gioia di poter dare ciò che si è, e non ciò che si ha […] parte della nostra nudità”


da “Capire il dolore. Perché la sofferenza lasci spazio alla gioia”
di Vittorino Andreoli


Oggi voglio accorgermi dei motivi di gioia dentro la mia vita, della gioia di vivere…

… le parole che hanno Senso, per me, sono gioia.
Il profumo dei panettoni nel forno, che mi corre incontro insieme alla voce della mamma appena apro piano la porta di casa, nel cuore della notte.
È gioia cogliere il passaggio dall’azzurro al turchese, nel mare. E delle stelle cadenti con la coda lunga lunga.
Il gesto autentico di un amico, di chi mi svela il suo amore, di una persona ritrovata e cara.
Tutto ciò che è poesia, ovunque io riesca a vederne, mi da gioia.
La pena condivisa, che si trasforma in serenità, insieme.
Guardare il sole che accende di rosso vivo la tenda nella mia camera, che si stende sul mio letto nel pomeriggio, che sembra fermo durante il giorno ma, a tramontare, ci mette un attimo. E come spunta dall’acqua, visto dalle Tremiti.


È gioia avere in mente altri motivi di gioia che non riporto qui, e altri che non ho ancora conosciuto…


Oggi non dire altre parole se non quelle che, per te, sono motivo di gioia!

mercoledì 29 febbraio 2012

Crescere

Uomo che torni
Dopo giri immensi e tutto questo tempo,
Per ritrovarci qui.

Devo stringere gli occhi
Ma ti vedo,
Sei sempre tu.

Dentro quei gesti densi
E quelle parole zitte
Che ti raccontano più di quelle che ancora scegli
Come dote per l’unione.

Quante passioni si vivono in una vita intera?
Una soltanto, dici.

E l’abbiamo vissuta
Con tutto il male e con tutto il bene
Che ci ha fatto
Dentro.

E così siamo sempre gli stessi
E non più gli stessi,
Miracolosamente grandi.

E miracolosamente piccoli
Per ogni notte come questa,
Ogni lacrima che torna.

Raffaele Bifulco
28/02/2012



Conoscere se stessi è un’attività con un valore intrinseco: crescere. Conoscersi non è rappresentato da un modo passivo di guardare se stessi rispetto al mondo e nemmeno un modo obbediente per risultare più efficaci nello stare al mondo. Cedo sempre di più al pensiero che si tratti di una premura, quasi artistica, nel cesellare una relazione con se stessi che sa di trasparenza e, nel contempo, di resistenza.

E perché, poi?

La vita di relazione, con il mondo interiore ed esterno, spesso è … strana! Si muove in modo tutto suo. Che giri lunghi che fa e quanto tempo ci mette! E’ sorprendente! Come un padre che è lui a cercare te o come l’amore, che è sempre lui a trovare te. Come un’immagine riflessa di sé che, una sera, ti ricorda com’eri prima e ti racconta come sei ora. Come un miracolo in cui avverti che, fino in fondo, non ci credi … eppure non puoi fare a meno di sperarci… e pregarci.

Allora è inutile conoscersi, tanto la vita di relazione, con gli altri, con se stessi, va dove vuole lei!

E invece no, è fondamentale conoscersi, proprio per impedire a se stessi di controllare tutto o di manipolare, di trattenersi e di irrigidirsi, di sostare nel terrore o di scattare per impulso. È così importante riconoscersi per non svalutare la più piccola cosa che di importante c’è.

Ecco il senso: conoscersi per crescere. Per incontrare se stessi, diventare se stessi. Per incontrare la vita, in modo da viversi e viverla... diventare la vita.

... ... ...

Incredibile… si è cresciuti, diventati grandi, quando si può piangere, come quando eravamo piccoli.




martedì 31 gennaio 2012

Radici

Mentre il gelo mi bruciava
loro s'affondavano
e con l'afa che m'asfissiava
quelle s'estendevano.
Perchè servono a tutti, e a me di più,
radici così.

Radici ritrovate,
per stare in piedi
e danzare nel vento contrario,
radici impastate di terra,
per fiorire o solo reggere il peso
di chi s'appoggia, di me.

Raffaele Bifulco
03/02/2008







Non è un fatto comune conoscere se stessi. Può intimorire, sembrare complicato. Le resistenze maggiori sono sotterranee e riguardano la propria storia. Deludente, fatta di deprivazioni, meno fortunata di quella degli altri. Violenta, angosciante, più ingiusta di ogni ammissibile verità.




Il passato buio è ricordato come la più nera delle notti.



E poi archiviato, insabbiato, negato, come il più indicibile dei segreti. Sopravvissuti alla propria storia, si vive strenuamente il presente. Il futuro è il riscatto.




Una volta ho conosciuto una persona. Ogni volta che l'incontravo "era tutta lì". Piena, dedita, presente. Solo presente. Non si portava dietro nulla, non veniva da nessuna parte. Tracce vaghe, ricordi neutri, legami profondi negati. Tutto sembrava iniziare in quel momento, partire solo da quel luogo. Verso dove?



Non c'è un senso se non c'è una storia.



Radici come provenienza. Radici come appartenenza. Radici come solidità. Radici come identità. Radici come estensione di sè.




Dove sono le tue radici?





mercoledì 21 dicembre 2011

Conoscere l’altro, conoscere se stessi

Benvenuta Pimboli! Incredibile quanto, nell’universo delle diversità, le tue parole mi ricordino quelle di Mirtilla o le immagini di Fumone e di Nadia! Intanto grazie perché in alcuni passaggi rappresenti esattamente l’altalena di emozioni dell’amore, quelle che proviamo quando stiamo su in cima – l’Euforia d’Amore – e quelle che ci attanagliano quando scivoliamo giù – la Depressione d’Amore... Le tue parole raccontano proprio come si precipita dall’illusione alla delusione, fatta di confusione, amarezza e poi chiusura. Tutti potremmo ritrovarci in quel senso di incomprensione e di incomunicabilità, di cui parli, che porta a << non riuscire più ad essere se stessi, nella totalità, nella nudità dei propri pensieri >>.

Vedi, come suggerivo anche a Mirtilla, ogni esperienza d’amore è prima di tutto una esperienza di relazione: mentre ci rapportiamo ad una persona (differente da noi stessi), la conosciamo e, se le cose funzionano, ci innamoriamo di lei. Ma che significa “se funzionano”? Funzionano rispetto a cosa?!? Faccio un esempio: spesso sento dire ad alcune persone, circa il/la proprio/a partner, cose tipo … << È perfetto ma non mi prende profondamente, non sono veramente coinvolto/a … mi dispiace perché non gli/le manca nulla eppure non va! >>. Quando si prova e si afferma questo, è perché si pensa e ci si riferisce a se stessi. Le cose “(non) funzionano” rispetto a se stessi e questo presuppone la capacità di conoscersi.


“Conoscersi” significa avere una percezione aperta, onesta, flessibile e continua su se stessi. Quante volte, invece, manteniamo una percezione limitata, alterata, rigida e immobile di noi stessi! Quante aspetti di noi ci stanno scomodi, non accettiamo e fingiamo di non vedere! E quante paure, angosce, rabbie, invidie, insicurezze e ostilità…

Innamorarsi e amare è un’occasione per conoscere se stessi. Anche vivere l'amicizia lo è!

La riflessione è su "CHI SONO IO", ossia partendo dall’altra persona, non mi fermo a lei ma riferisco le sue caratteristiche e i suoi comportamenti a me, ovvero ai miei bisogni, al mio carattere, ai miei valori. In questa prospettiva ogni esperienza d’amore è una esperienza di relazione con l’altro e, al contempo, un'occasione di relazione con se stessi: ciò che conosco dell’altra persona ha delle risonanze precise in me e, ascoltandomi, imparo cose di me. Posso confermare aspetti già noti o scoprire che sto cambiando, addirittura che in me sono presenti parti di cui ignoravo l’esistenza!
Per questo ogni esperienza d’amore può essere diversa l’una dall’altra, unica … proprio perché l’IDENTITÀ di ciascuno di noi è in continua evoluzione! Unica perché unica è la combinazione intellettuale, emotiva e spirituale a cui "solo" quelle due persone possono dare origine. In quel preciso momento storico e in quelle determinate circostanze in cui si sono incontrati e si sono rapportati l'una/o all'altro/a.

Ripenso ai commenti di Pimboli e di Mirtilla: cosa pensereste se l’innamoramento portasse sistematicamente una persona alla disillusione e al disincanto, e poi allo scoraggiamento, all'inibizione?
E se si svolgesse per una persona esclusivamente in un modo, seguendo uno schema stereotipato, che alla fine stanca e non è altro che << fonte di sofferenza >> ?

Si può arrivare anche a conoscere un solo modo per sedurre e per essere sedotti, un solo modo per eccitare e per essere eccitati, un solo modo per emozionare e per emozionarsi ... un solo modo per sentirsi vivi. È un po’ riduttivo, rispetto alla ricchezza della vita e dei modi in cui può essere l’altra persona, posso essere io. Ecco che è necessario conoscere se stessi per comprendere in quanti modi, contemporaneamente, IO SONO. E trovare tanti modi per innamorarsi, amare e fare l'amore. Con la persona amata e con se stessi.

PS Abbiate un sereno Natale, un sereno nuovo anno della vostra esistenza … ricordando sempre quali sono le cose che contano per voi veramente! Un sincero abbraccio.

martedì 15 novembre 2011

Conoscersi

"Per favore... addomesticami", disse.

"Volentieri", rispose il Piccolo Principe, "ma non ho molto tempo, però… Ho da scoprire degli amici e da conoscere molte cose".

"Non si conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe.



da "Il Piccolo Principe"
di Antoine Marie Roger De Saint Exupéry


Alle parole più semplici è affidata una tra le più sagge eredità dell'Autore. Non c'è forma di amore che, per esser vissuto nelle potenzialità più profonde delle relazioni umane, può prescindere dal metteresi in gioco e dallo spendersi, dall'esserci e dal trattenersi con l'altro.

Il bisogno di essere amati è un bisogno umano fondamentale e nobilita la persona tutte le volte che si è disposti a farsi vedere in ogni aspetto di sè, di luce e di ombra... a farsi conoscere profondamente.

Non di meno del bisogno di amare che si concretizza in atti quotidiani che valorizzano colui che è amato esattamente come colui che ama. E' questo "valore" che rende unico l'altro per me e rende unico me per l'altro.

Amare richiede di interessarsi e di essere incuriositi non solo dalle proprie incombenze e dalle proprie prospettive ma anche da ciò che c'è intorno a sè... aprirsi alla vita, al mondo!

Amare significa estendersi oltre se stesso e comprendere nel proprio "esserci" sia la propria identità, sia l'identità dell'altro... attraverso un itinerario di conoscenza affascinata e affascinate!

Amare è un modo per conoscersi: una forma di conoscenza dell'altra persona e, nel contempo, anche di se stessi. Grazie agli occhi dell'altro su di noi e grazie al legame con l'altro che acquisisce un significato inestimabile con il tempo.


"E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante".

domenica 23 ottobre 2011

Amore tra illusione e delusione



Quel che oggi è amore
domani è giustificazione.
Nel teatro mobile delle parti
interpretiamo ruoli
alla bisogna.

Noi, involucri vuoti, dentro.
Maschere senza volto, dietro.
Voci senza eco, dopo.
E poi a turno,
tutti siamo tutti.


Raffaele Bifulco
28/08/2010


Cosa ne è della nostra capacità di "Amare"?

L'esaltazione per un incontro speciale ed una sintonia immediata di pensieri, di modi di fare, di emozioni comuni... è quanto di più eccitante ci possa capitare, e che cerchiamo. Poi l'intesa fisica, erotica, sessuale... e il gioco è fatto: siamo innamorati! Eppure è sempre più diffuso il senso di solitudine, non solo quando finisce un amore ma, sempre più spesso, anche durante un amore. Sempre più diffusa sono le esperienze amare dell'illusione e della delusione.

Per molti la condizione dell'amore coincide con il mito della felicità.

In molti, desiderando l'amore, cerchiamo "la persona speciale" con cui essere felici. E in molti, piuttosto che esser pronti a dare amore, siamo pronti a vivere quella condizione che ci fa sentire speciali, ossia ricevere amore. La migliore delle premesse per convincersi - mostrando il meglio di noi stessi - che questa volta non sarà come le altre. Il migliore dei modi per guardarsi senza vedersi, per sentirsi senza ascoltarsi, per parlare senza raccontarsi, per condividere tempo senza conoscersi, per stare l'uno affianco all'altro ma non insieme. L'intimità è ben lontana!

Se "amare" non è diluire nell'altro la propria solitudine e se non è delegare all'altro il soddisfacimento dei propri bisogni personali... allora cos'è l'Amore?

mercoledì 30 settembre 2009

Sviluppare il desiderio sessuale


Bene uomini (che leggete il blog e non vi pronunciate!) e bene donne (che siete sempre più attente a capire o svelare il vostro mondo interiore) … direi che a questo punto è indispensabile porvi una domanda: ma per gli uomini, che cos’è il desiderio sessuale? E per le donne?

Come potevate immaginare questa domanda l’ho bella che posta in diverse circostanze e vi riporto le risposte che mi sono segnato:

pensieri erotici
voglie trasgressive
stimoli sensuali
sogni proibiti
fantasie ludico-provocatorie
scene esplicitamente sessuali
contatti fisici particolari
immagini emotivamente cariche ed intense

Tu quale indicheresti come risposta esatta?

Il termine “desiderio” evoca concetti più o meno vicini a questi. In realtà sono molte le imprecisioni che distorcono, nella nostra mente, il concetto di “desiderio sessuale”.

Il desiderio sessuale è un aspetto fondante della sessualità umana e riguarda l’insieme di tutte le “produzioni a sfondo erotico” di un individuo, sul piano immaginativo, ideativo ed emotivo.

Tra le righe dei commenti all’articolo precedente ci sono una miriade di spunti su come sostenere il desiderio sessuale, proprio e del partner: per esempio, Valentina parla dei limiti che uomini e donne possono avere nell’ “ascoltare il proprio corpo e nel comunicare col proprio partner” i propri vissuti più profondi. Da parte sua Marika descrive i dubbi dell’ “insicurezza” e gli effetti della gelosia, anche quando c’è piacere nell’intimità. Raus elenca altri fattori demotivanti, “condizionamenti”, “stress” e “stanchezza”. Tutti questi problemi possono disturbare la sintonia di una occasionale avventura sessuale o appiattire la complicità di una coppia affiatata! Se però si proiettano in positivo diventano una ottima chiave per stimolare il desiderio!

Per sviluppare il desiderio sessuale, proprio e del/la proprio/a partner, occorre capire come è fatto e come funziona!

Il desiderio sessuale comprende tre dimensioni fondamentali – biologica, psicologica e comportamentale – che, nell’esperienza concreta, comportano:

l’emergere spontaneo di ricordi, pensieri e fantasie consapevoli che attivano l’appetito sessuale;

la modificazione di aspetti fisiologici che anticipano l’eccitamento fisico;

la voglia di evitare o di mettere in pratica una specifica azione sessuale.

Questi passaggi possono essere bloccati ed il lavoro sessuologico consiste proprio nel comprendere a che livello ci si inibisce e come si deve intervenire per riattivarne il flusso più spontaneo!

Certo, vi una certa differenza quando si è single e quando ci si rapporta ad un partner fisso e, soprattutto, se si è uomini o donne e se si ha a che fare con partner dello stesso sesso o del sesso opposto. Infatti, vi sono specifiche differenze di genere (tra maschio e femmina) ed individuali (da persona a persona) nel modo in cui può diminuire e può aumentare il proprio e l'altrui desiderio sessuale: essere a conoscenza dei tempi, dei modi e delle differenze in cui questo avviene è fondamentale!

Intanto incominciamo da questa metafora: il desiderio sessuale è un cilindro magico, che cela e contiene, svela e materializza le parti più profonde della nostra identità sessuale!


Cosa tieni nascosto nel tuo?

Cosa ti piacerebbe tirar fuori invece?

martedì 11 agosto 2009

Calo del desiderio


È estate e fa caldo … e, per chi non ne fosse pienamente consapevole, siamo continuamente “raggiunti” da stimoli implicitamente erotici o francamente sessuali!

Ma quale effetto credi abbia su di te il “bombardamento sessuale” in cui siamo immersi?

E, in particolare, come “reagisce” sul tuo desiderio sessuale?


Come spesso accade, molte questioni e domande mi vengono poste tramite mail private piuttosto che pubblicate sul blog. Visti gli ultimi trend desidero dare qualche input sul “calo del desiderio”, tema che interessa per la maggioranza le donne, ma anche molti uomini.

Il desiderio sessuale è collegato sia a fattori ambientali, sia a variabili interne alla persona. Se dovesse capitare un periodo di “calo” è importante capire se il fenomeno è rilevante e ricorrente e, in tal caso, quali sono le possibile cause.

Nelle prime battute è importante capire se ci si sente iperstimolati o ipostimolati. Di conseguenza riflettere sulle stimolazioni che si ricevono dall’esterno, ossia se sono soggettivamente adeguate, intense e significative.

Chi si interroga su questo argomento deve sapere che quando il desiderio sessuale è percepito chiaramente e vissuto positivamente sostiene in modo efficace la propria capacità di risposta sessuale.

In generale un “buon desiderio sessuale” è direttamente correlato a condizioni psicologiche, relazionali e socioculturali favorevoli, che risultano ben integrate nell’identità sessuale dell’uomo e della donna che ne gode dei vantaggi e dei benefici!.

Per contro, come sessuologo e psicoterapeuta, mi aspetto che qualsiasi evento di vita, in grado di perturbare in modo significativo il suo stato fisico o psicologico di una persona, possa alterare la fisiologia “normale” del desiderio sessuale. Ciò può accadere anche a causa di eventi che riguardano la vita affettiva e i rapporti interpersonali.

Traduciamo queste affermazioni in esempi concreti: patologie fisiche importanti, stati di stress prolungati, abitudini di vita nocive, esperienze traumatiche passate o attuali, assenza fisica o emotiva del partner, conflitti irrisolti nella coppia, educazione rigida, limitata conoscenza del proprio funzionamento sessuale, inserimento in un ambiente condizionante dal punto di vista di modelli familiari, tabù sociali, restrizioni culturali, valori religiosi ecc…

…tutti questi fattori possono comportare un “calo del desiderio”!

Il desiderio sessuale, dunque, è correlato, più o meno direttamente all’andamento della vita di una persona, mostrandosi meno presente ed intenso in rapporto all’incidenza negativa di variabili bio-psico-sociali.

Quando questo accade, le reazioni individuali possono essere le più disparate, dalla placida indifferenza (appunto!) ad un angoscioso senso di minaccia alla propria potenza sessuale.

Sia che si tenda a “fare i vaghi” oppure a “catastrofizzare” la situazione, è fondamentale conoscere la dinamica del desiderio sessuale e conoscere se stessi rispetto a questo argomento.


È imprescindibile comunque distinguere un calo del desiderio “normale” e “fisiologico”, (proprio o del partner), da una condizione sessuale patologica. Per i più precisi e per coloro che dovessero essere interessati, si determina un disturbo clinicamente significativo qualora insorga una riduzione importante o una assenza di desiderio, di fantasie e di pensieri sessuali in associazione alla perdita di risposta a vari stimoli erotici e alla diminuzione della motivazione sessuale, in grado di provocare disagio personale ed interpersonale. In questo caso sarebbero giustificati i criteri per una diagnosi di Disturbo da Desiderio Sessuale Ipoattivo.



Hai mai vissuto periodi in cui il tuo desiderio sessuale è meno intenso?

Come reagisci al calo del desiderio del/la tuo/a partner?

E cosa fai per stimolare il tuo e l’altrui desiderio?

venerdì 31 luglio 2009

Desiderio sessuale ipoattivo femminile




Che cosa accade ad una donna quando sente ridursi o svanire del tutto il suo "desiderio"?


Come si modificano la sua mente, il suo corpo, il suo modo di comportarsi e di rapportarsi agli altri?


Quali aspetti della sua femminilità emergono dall'ombra e quali, invece, si nascondono?